LA STORIA
LA STRADA DI ACCESSO
LO SVILUPPO MATERIALE - I bagni e l'Opera Pia
LE NOZZE AL SANTUARIO di Maria Cristina di Savoia
FESTE - FOLCLORE E CASACCE
LE ANTICHE CASACCE
LA PROCESSIONE DI MELE
S. ERASMO DI VOLTRI E S. AMBROGIO
LA PROCESSIONE DELL'ASSUNTA DI PRÀ
ALTRE FESTE E SOLENNITÀ S. EUGENIO - S. CHIARA CANDELORA


LA STORIA

L'attuale Santuario di Nostra Signora dell'Acquasanta, mèta continua di pellegrinaggi che provengono in maggior parte dalla Liguria e dal Piemonte, si erge armonioso tra il verde degli alberi in, quella del Leira, una valle operosa e tranquilla, ancora oggi ricca di acque ed abitata da una popolazione che si dedica da secoli alla fabbricazione della carta. Venne costruito in mezzo ad alberi secolari, tra i confini di tre diverse parrocchie: la chiesa e gli edifici annessi (che ospitano da un lato l'abitazione del rettore e dall'altro l'asilo infantile intitolato a Maria Cristina di Savoia), oltre ad una limitata zona di terreno, sono di spettanza a S. Ambrogio di Voltri, mentre la stazione ferroviaria e alcune case nascoste tra gli alberi appartengono alla parrocchia di Prà e la parte sulla destra del Leira alla parrocchia di Mele.

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L'origine del Santuario non è abbastanza nota, benché si faccia risalire ad epoca remotissima. Secondo alcuni storici sarebbe collegabile alla venerazione di una sacra immagine, collocata in luogo frequentato da tempo immemorabile per la presenza di una sorgente d'acqua solforosa. I n principio sarebbe esistita una piccola cappella, forse costruita sulle rovine di un tempietto pagano, probabilmente dedicato alla ninfa Eja, da cui avrebbe nome il torrente Leira, che scorre appunto poco distante dal Santuario.

Stando ai riferimenti certi, la prima notizia sull'Acquasanta ci viene da un documento del 1465, relativo alla nomina con decreto di mons. Leonardo De Fornari, vicario dell'arcivescovo Paolo Campofregoso - dell'arciprete Bartolomeo Valdettaro della Pieve di Palmaro, quale custode della chiesa che - si legge nel documento - viene definita " campestre " e dedicata alla BEATA VERGINE DI ACQUASANTA. Nel decreto di nomina si dichiara di voler provvedere alla custodia di quella chiesa, mancando da lungo tempo la presenza d'un sacerdote, che si occupasse non soltanto delle funzioni religiose, ma anche dei redditi, dei diritti e delle spettanze relative. L'arciprete Valdettaro veniva nominato allora usufruttuario di ogni bene, lasciando logicamente supporre che da lunghi anni si fossero accumulati valori ed offerte in favore della prima cappella. Se ne può dedurre che la devozione alla Vergine, in quel piccolo tempio a lei dedicato, abbia avuto inizio prima del 1400.

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Quanto ai motivi della fondazione della chiesa si hanno varie supposizioni.

Una tradizione popolare racconta che, in una notte del medioevo, alcuni pastori venissero sorpresi da una gran luce sorgente dalle acque del torrente Leira. Di fronte all'inconsueto spettacolo sarebbero scesi verso la riva ed avrebbero trovata, risplendente di luce, una statua della Madonna. La notizia, sparsasi rapidamente, avrebbe determinato un continuo pellegrinaggio di folle devote sul luogo della straordinaria scoperta. In seguito si sarebbe provveduto a costruire una prima cappella, in cui accogliere la statua ritrovata.
Qualche tempo dopo - sempre secondo la tradizione - una piena del torrente distrasse irrimediabilmente quel piccolo tempio, rispettando però l'immagine già tanto venerata. Poco lontano, si edificò allora una seconda cappella per custodirvi l'immagine prodigiosa.
Per quanto ci è dato sapere era di piccole dimensioni ed alcune tracce ancora esistenti fanno pensare che fosse a tre navate con il coro rivolto ad Oriente. Ma pare che tale fu il concorso dei fedeli che ben presto si dovette procedere alla costruzione di una nuova chiesa più grande e decorosa quale oggi vediamo.


Più credibile sarebbe un'altra versione.

La statua della Madonna sarebbe stata portata da un gruppo di marinai, provenienti dal Levante. Infatti - secondo lo storico Cervetto - "il volto della Madonna ha il profilo delle sacre sculture greche".

Secondo una terza versione, la statua della Vergine sarebbe stata portata dall'Oriente, da un vecchio eremita, forse ai tempi delle Crociate. Non è peraltro esclusa l'ipotesi che l'origine sia anche più remota, potendo risalire (come per casi analoghi) al tempo della furia iconoclasta d'Oriente nei sec. Vili e IX, quando non poche immagini sacre furono trafugate (e magari nascoste per lungo tempo) tra gli anfratti e lungo i torrenti delle coste liguri, in attesa di un rinvenimento, a volte casuale, che li riportasse alla luce.

Stampa del 1825


Ciò che sin dai primi tempi attirò indubbiamente l'attenzione sul luogo, oggi detto ACQUASANTA, deve essere stata la presenza dell'acqua, quella sulfurea, considerata per molti effetti terapeutica e persine miracolosa, In realtà l'acqua ha alcune sue caratteristiche naturali che la fanno apprezzare per la cura di non poche malattie. Ma nulla ha da vedere con ciò che di propriamente spirituale rappresenta il Santuario, " segno " ormai da secoli di una presenza soprannaturale, quella della Vergine, Madre di Dio.

Prima di giungere all'erezione dell'attuale Santuario (1710), già notevole era il concorso di popolo, in gran parte proveniente dalle borgate vicine di Mele, Veltri, Fra, Palmare, Crevari, Arenzano, ecc. Si ha memoria, tra l'altro, della visita compiuta il 30 marzo 1617 da mons. DE MARINI, il quale trovò la statua della Vergine già situata sull'altar maggiore, fornito dell'ancona di Lazzaro TAVARONE (1616), raffigurante l'Assunta. Lo stesso prelato rilevò nella sua relazione che si recava al Santuario " grande moltitudine di pellegrini " e prescriveva che si provvedesse ad un'altra statua: quella appunto scolpita poi nel marmo da Tommaso ORSOLINO. Ambedue le statue (quella lignea più antica e quella nuova di marmo) sono ricordate nell'atto di visita di un altro arcivescovo, mons. G. B. SPINOLA, che fu al Santuario il 10 ottobre 1672.

Stando alle cronache di quel tempo, furono gli anni di maggior prestigio per l'Acquasanta. Si era precisamente nei sec. XVII e XVIII. Un sacerdote voltrese, il rev. CHIAZZARI, annota che dal 1600 in poi " tanto crebbe la divozione dei fedeli verso nostra Signora dell'Acquasanta che, al dir d'una cronaca, non solo accorrevano gran truppe di pellegrini, ma ancora le intere popolazioni ", tra le quali tante pie Confraternite, come avvenne - a testimonianza dello stesso storico - nell'anno 1671. Il Chiazzari cita un lungo elenco di parrocchie, venute da lontano, in processione " portando tutte larghe e preziose oblazioni ". L'usanza di venire al Santuario in processione durante l'estate, perdura ancora oggi per alcune parrocchie più vicine all'Acquasanta, a cominciare dal 15 agosto.


LA STRADA DI ACCESSO

Era in quegli anni impervia e faticosa. Si trattava di risalire il torrente Leira da Voltri, passando per Crovi e Fondocrosa, con un sentiero disagevole.
C'erano da superare colline e foreste. Nel 1640 ebbero inizio i primi lavori, per giungere con una strada sino ai confini della parrocchia di S. Ambrogio di Voltri. L'impresa fu poi proseguita nel 1665 dalla parrocchia di Mele per mezzo d'un ponte, detto PORRATA, dal nome del suo costruttore. La stessa strada fu ancora ampliata nel 1715 e resa interamente carreggiabile nel 1797. L'opera compiuta avrebbe consentito - come avvenne - l'afflusso sempre maggiore di pellegrini che giungevano anche in carrozza. L'intero percorso venne ulteriormente migliorato - in alcuni tratti - per il fausto evento delle nozze regali celebrate al Santuario il 21 novembre 1832, fra Ferdinando II, re di Napoli e Maria Cristina di Savoia.

L'attuale Santuario è stato costruito tra il 1683 e il 1718 su progetto attribuito al lombardo Carlo Muttone.

Stampa settecentesca

La celebrazione venne officiata dal Cardinale Morozzo, vescovo di Novara. Narrano le cronache del tempo che al ritomo dal Santuario il regale corteo si recò per il banchetto nuziale a Voltri nel palazzo del marchese Antonio Brignole Sale, sotto una pioggia fittissima.
Una lapide ricorda tale evento: "Qui, dove la piissima Maria Cristina di Savoia giurò fede di sposa / a Ferdinando II, re delle Due Sicilie / il 21 novembre 1832 / di ricchi doni abbellendo il Santuario / segnandolo meta di pellegrinaggio devoto / ad altri principi di sua Casa / nel primo centenario della sua nascita / per riaffermare i loro sensi / di cittadini e di Cristiani / Amministratori Clero e popolo / lieti posero / 21 novembre 1912".


GIOVANNA MARIA BATTISTA SOLIMANI, fondatrice, con Don Francesco Olivieri, delle Suore Romite di San Giovanni Battista, dette popolarmente " Battistine ", voltrese di famiglia, era nata in Albaro (Genova) il 12 maggio 1688 e le erano stati imposti i nomi di Maria Antonia Felice. Decima di quattordici figli, la ragazza si manifestò ben presto dotata di particolari virtù e di doni soprannaturali, quali visioni, estasi, e private rivelazioni. La sua spiritualità venne diretta da un santo sacerdote, Don Francesco Olivieri, col quale diede origine a Moneglia ad una piccola comunità femminile. Trasferitasi poi a Genova la nuova Congregazione ebbe la richiesta approvazione del Papa il 25 gennaio 1744.

Dopo una lunga permanenza in Salita delle Battistine, la comunità di suore di clausura, fondata dalla Solimani, ha oggi una grande casa a Sturla, in Via Bottini, a cui è annessa una bella chiesa consacrata il 18 giugno 1960.
La devozione che la fondatrice delle suore di clausura nutrì per la Madonna dell'Acquasanta viene ora ricordata al Santuario dalla sua effigie, motivo di ispirazione ad una vita umile e penitente, quale fu quella della Solimani.

Un'altra lapide ricorda la visita del papa Benedetto XV quando ancora era arcivescovo di Bologna: "Benedetto XV / l'anno innanzi alla sua esaltazione / al pontificato romano / con letizia con ammirazione / visitava questo Santuario / decorato da più benefattori / frequentato da popolo devoto / nell'anno XXV / dall'incoronazione della vetusta immagine / di N.S. dell'Acquasanta / presente Mons. Lodovico Gavotti / Arcivescovo nostro / Amministrazione, clero, popolo / lieti, riconoscenti / p.q.m. / 1 agosto 1915 ".

ltre illustri personalità, anche se non ufficialmente ricordate, fecero visita al Santuario. Più di altri è ricordato, per la sua devozione alla Vergine dell'Acquasanta, un umile laico cappuccino, il PADRE SANTO, San Francesco Maria da Camporosso, il quale fu visto più volte recarsi al Santuario.

La Cappella sul torrente, detta dell'Apparizione, viene ricostruita nel 1769  sopra alla sorgente d'acqua sulfurea, nel punto dove si rinvenne la Madonna in legno.

Sotto la cappella, in una piccola grotta artificiale, zampilla la sorgente di acqua solforosa alla quale si attribuisce notevole efficacia per le malattie della pelle, tanto da indurre chi se ne serve a denominarla acqua della Madonna. Non si sa a quando risale la scoperta dei benefici effetti di quest'acqua ma é accertato che sin dal XVII veniva prescritta per curare le ferite. La rinomanza fu tale che nel 1832 l'Amministrazione del Santuario decise di costruire nei pressi uno stabilimento termale. Non vi è dubbio quindi che fu proprio questa fonte a dare il nome alla chiesa.

 

Di fronte alla Cappelletta, nel 1730, per iniziativa del sacerdote don Francesco Piccardo, venne costruita la Scala Santa.
Secondo la tradizione si tratterebbe della scala che conduceva al Pretorio di Pilato, la stessa percorsa da Cristo e bagnata dal suo sangue dopo la flagellazione; tale scala sarebbe stata trasportata da Gerusalemme e collocata da Sisto V nel 1589 presso la basilica di S.Giovanni in Laterano.

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In cima ai 33 gradini della Scala è posta l'immagine raffigurante Cristo dopo la flagellazione, presentato da Pilato come: "Ecce Homo". Molti pellegrini, ancora oggi, risalgono devotamente, in ginocchio,la Scala del Santuario, lucrando le indulgenze concesse dai Sommi Pontefici.
La scalinata, che recentemente è stata restaurata, viene tuttora risalita dai confratelli con i grandi Crocifissi (i "Cristi") e con le Casse processionali. Oggi, come secoli fa, i fedeli accorsi seguono trepidanti la salita che rappresenta il momento più spettacolare ed emotivamente coinvolgente di tutte le processioni e pellegrinaggi che si svolgono al Santuario.

Grandi processioni di massa, con intervento delle Confratemite delle più vicine parrocchie, vi furono sin dal XVII secolo. in particolare un cronista ci ricorda che nel 1671 "... vennero persino da lontane parrocchie al nostro Santuario in abito processionale e tutte con le larghe e preziose oblazioni le seguenti Confraternite: Serra, Cerusa, Staglieno, S. Olcese, Strevi, Isoverde, Santo Stefano di Rivarolo, Arpicella, San Martino di Paravanico, Santo Stefano di Larvego, San Sebastiano e S. Rosario di Rossiglione, Orsara, Cremolino, Borzoli, Fegino, Carpaneto, Trisobbio, Campo, Sestri Ponente, Multedo, alba, S. Zita di Bisagno, Masone, Pegli, Cogoleto, Arenzano, Varazze, Crevari, Palmaro, S. Ambrogio e S. Erasmo di Voltri, Mele."
Alcuni ex voto risalgono alla fine del secolo XVII ma non sono più conservati in chiesa. Molti sono di origine marinara

LO SVILUPPO MATERIALE - I bagni e l'Opera Pia

Per il progresso materiale del Santuario, mai disgiunto da quello spirituale, lavorò alacremente sin dal sec. XVII un'Amministrazione composta di laici, attraverso dei " massari " scelti nella parrocchia di S. Ambrogio di Veltri, ed eletti da quel parroco. L'idea di dare al Santuario questo tipo di amministrazione fu dell'arcivescovo di Genova, mons. Domenico DE MARINI, dopo la visita al santuario del 30 settembre 1617. Da allora le elemosine vennero continuamente utilizzate per il miglioramento materiale del tempio e dei locali annessi, mentre altre oblazioni affluivano da parte dei fabbricanti locali della carta e dai bastimenti, il cui equipaggio veniva affidato alla protezione della Vergine.

Il bilancio era così florido che l'Opera Pia poteva permettersi, nel 1675, di fare un presito di quattromila lire alla comunità di Galega e di Mele, due borgate assai vicine.

Per la prima volta, il 2 ottobre 1671, venivano eletti quattro PROTETTORI della Cappella di S. Maria dell'Acquasanta, con facoltà di amministrare i denari e le elemosine. Secondo il decreto costitutivo, approvato dal serenissimo Senato della Repubblica genovese il 5 dicembre 1675, i Protettori dovevano anche provvedere a " fabbricare con i denari predetti ed impiegarli in qualche luogo sicuro e fruttifero ". Con il decreto senatoriale la chiesa dell'Acquasanta veniva praticamente sottratta all'autorità arcivescovile e diventava OPERA Pubblica.

Con un nuovo decreto del 20 agosto 1749, la Repubblica di Genova permetteva ai Protettori l'erezione del campanile della chiesa, purché si apponesse ai piedi della nuova costruzione una lapide marmorea a ricordo - come ancora oggi si può leggere - dell'intervento e dell'opera del Senato. In quel tempo erano al servizio del Santuario ben sei sacerdoti ed un custode.

Nobili genovesi, quali i fratelli Centurione, il principe d'Angri, Marcantonio Boria e Agostino Spinola concedevano agli amministratori del Santuario il terreno dove passava la strada, ed altro terreno per i necessari ampliamenti.

Particolari difficoltà economiche s'incontrarono agli inizi del sec. XIX per le condizioni politiche che arrestarono la raccolta della carta, per la guerra e per il blocco di Genova. La municipalità di Voltri eleggeva allora " motu proprio " cinque cittadini in qualità di " Protettori " dell'Opera. Si aveva la protesta della Curia arcivescovile per l'arbitraria ingerenza e si ricorreva al re Carlo Felice per diri-mere la controversia. Fu emanato allora un decreto secondo il quale, dinanzi al giudice mandamentale di Veltri, si dovevano eleggere " otto cittadini tra i più illustri per morale e religiosa condotta ", i quali - a loro volta - avrebbero nominato quattro amministratori. Il decreto regio porta la data del 13 settembre 1824.

Riattivata così la potenzialità dell'Opera Pia, si provvedeva alla progettazione e costruzione dei bagni pubblici che permettessero l'utilizzazione, a beneficio di tutti, dell'acqua solforosa che sgorga ai piedi della Cappelletta. Le virtù terapeutiche della fonte erano state riconosciute da illustri clinici, quali i professori Scapola e Spalanzani dell'Università di Pavia. L'acqua, analizzata, veniva dichiarata efficace per la cura e guarigione di non poche infermità. Si costruì pertanto lo stabilimento balneare, decidendo di chiedere al Segretario di Stato la nomina di un quinto Protettore, al fine di attendere meglio alla gestione della nuova attività. La concessione venne fatta dal re Carlo Alberto con decreto in data 3 aprile 1833.

La Protettoria non trascurava intanto gli ampliamenti necessari, portando a termine nel 1845 il nuovo braccio, che forma l'ala destra del santuario.

Con un decreto di Vittorio Emanuele II, il 22 settembre 1871, l'Opera Pia era ulteriormente riformata e, con nuovo statuto, veniva eretta in " corpo morale ".

Gli amministratori salivano al numero di sette. Ai primi cinque venivano ad aggiungersi il Sindaco di Voltri e il Presidente della fabbriceria di S. Ambrogio.

Così composta, la Protettoria continuò a svolgere, sino a pochi anni fa, la sua duplice funzione: amministrare il Santuario ed esplicare un'azione di pubblica utilità e di beneficenza.

Una nuova situazione venne a determinarsi a partire dal settembre 1961. Raggiunto l'accordo tra la Curia arcivescovile genovese e l'Opera Pia, il Santuario veniva restituito completamente all'autorità dell'arcivescovo, con piena proprietà ed autonomia amministrativa. L'Opera Pia rimane, con il suo statuto che prevede, come scopi principali dell'Ente stesso, il buon funzionamento dei Bagni e l'offerta di locali adatti ad accogliere la scuola elementare di Stato, per i ragazzi della zona.

Per il Santuario, la nuova sistemazione s'è rivelata presto efficace, in quanto ha permesso all'autorità religiosa una maggiore rapidità nell'esecuzione dei molti lavori di restauro, di cui il complesso degli edifici necessitava. Molto si è fatto e moltissimo resta da fare, in attesa che giungano da parte dei devoti più generosi gli aiuti necessari. L'Opera Pia, a sua volta, si impegna ora con rinnovato fervore, ed ha già realizzato in breve tempo cose notevoli, tra cui il rinnovamento completo delle strutture del vecchio edificio dei Bagni, nel 1963; e la costruzione di una moderna palazzina, il cui piano terra è destinato totalmente agli ambienti scolastici, che sono riusciti belli e funzionali. (1965).

LE NOZZE AL SANTUARIO di Maria Cristina di Savoia

Tra gli eventi più fausti della sua storia secolare, l'Acquasanta annovera le nozze regali, celebratesi il 21 novembre 1832, tra il re di Napoli, Ferdinando II di Borbone e la principessa Maria Cristina di Savoia, figlia di Vittorio Emanuele I e di Maria Teresa d'Asburgo.

Il matrimonio della nuova regina di Napoli ha importanza nella storia del Santuario non tanto per l'alto grado sociale dei contraenti (un re ed una regina), quanto per il fatto che Maria Cristina, sin da giovanissima e poi in seguito fu considerata come una " santa ". La Chiesa la dichiarò venerabile per le sue insigni virtù di modestia, carità e sacrificio.

A soli vent'anni la principessa andò sposa al re di Napoli per opportunità politica, secondo la volontà del cugino Carlo Alberto. Più volte Maria Cristina aveva e-spresso il desiderio di ritirarsi in convento, specialmente dopo la morte della madre, avvenuta a Genova il 29 marzo 1832.
Ben diversamente furono decise le cose, senza tener conto della sua volontà.

Il mattino del 21 novembre 1832 era freddo e brumoso. Il giorno prima, il contratto nuziale era stato firmato a Genova, nel palazzo ducale. Per il lutto recente (la perdita della madre di Cristina) la sposa aveva desiderato scegliere una chiesa fuori città. La cerimonia poi sarebbe dovuta essere intima e modesta. Le nozze furono celebrate dal cardinal Morozzo, vescovo di Novara. Accompagnavano gli sposi il re Carlo Alberto e la consorte Maria Teresa, la regina vedova di Carlo Felice, Maria Cristina; il principe Scilla, il principe di Bassignano della corte di Napoli ed altri dignitari. Per la circostanza il Sindaco di Genova, Francesco Lamba d'Oria, aveva elargito la somma di lire diecimila, destinata in parte alle giovani maritande e in altra parte alle luminarie ed alla serata di gala che si tenne alla Villa Duchessa di Galliera in Veltri.

Il re delle Due Sicilie l'aveva chiesta in isposa. Alla giovane Maria Cristina non restava che piegar la testa alla decisione politica di Casa Savoia. Aveva trascorso a Genova, a Palazzo Tursi ora sede del Comune, l'adolescenza e la giovinezza. Era nota in città per la sua generosità e religiosità, tanto che i poveri si rivolgevano a lei con fiducia. Molti genovesi la vedevano passare per le strade che conducevano alle chiese principali: San Lorenzo, la cattedrale, la Maddalena (sua parrocchia), le Vigne, San Siro e S. Ambrogio. Più volte saliva al Santuario della Madonnetta, sulle alture di Genova, dove la madre preferiva far celebrare i riti funebri a suffragio del defunto marito. Il santuario dell'Acquasanta doveva essere certamente noto alla principessa e, forse, l'aveva visitato più volte, prima di preferirlo come sede delle sue nozze.
Dopo cinque giorni di matrimonio, Maria Cristina partì da Genova sulla nave Regina Isabella alla volta di Napoli, dove venne accolta con grande entusiasmo. Ben presto si rivelarono a tutti le sue eccezionali doti di bontà e di dolcezza. La regina divenne tanto popolare che i genitori andavano dicendo alle loro figlio: "Possa tu addivenire buona e santa come la nostra reginella".

Purtroppo quella sua presenza tra il popolo di Napoli fu troppo breve: durò soltanto tre anni e due mesi. Poco dopo aver dato alla luce il suo primogenito, il futuro re Francesco II, per le gravi conseguenze che si determinarono, cessava di vivere, il 31 gennaio 1836, alla sola età di 23 anni! La pianse tutto il popolo ed era voce comune che fosse morta una santa.
La Chiesa raccolse la testimonianza unanime del popolo partenopeo ed introdusse la causa di beatificazione. Fatte le pratiche per riconoscerla " venerabile ", il decreto venne sottoscritto da Pio IX il 9 luglio 1859.

FESTE - FOLCLORE E CASACCE

Secondo le memorie storiche più antiche, la festa per eccellenza si celebrava al Santuario il 15 agosto, in coincidenza con il giorno dell'Assunta. Ciò prova ampiamente come la verità di fede, poi definita solennemente da Pio XII nel 1950, fosse profondamente radicata nel popolo ligure.

Col passare del tempo si avvertì l'opportunità di dare all'Acquasanta una " sua " festa e su indicazione dell'arcivescovo di Genova, mons. Edoardo Pulciano, venne scelto l'anniversario dell'Incoronazione, che era stata compiuta da mons. Magnasco il 27 luglio 1890. La festa propria della Acquasanta venne così a stabilirsi nella ultima domenica di luglio e lo stesso Mons. Pulciano la celebrò per la prima volta il 28 luglio 1907, benedicendo le cinque campane che venivano allora issate sul campanile.

Si può notare come il mese di luglio raccolga in sé le principali e storiche ricorrenze care al Santuario :
- il 20 luglio 1683 si pose la prima pietra per la costruzione della nuova chiesa ;
- il 27 luglio 1890 fu incoronata la statua della Cappelletta ;
- il 10 luglio 1894 fu consacrata la nuova chiesa;
- il 15 luglio 1900 se ne inaugurò la facciata ;
- il 28 luglio 1907 si benedissero le cinque nuove campane;
- il 30 luglio 1911 furono inaugurati i lavori artistici della decorazione ed acquistata la nuova statua lignea per le processioni, opera di Antonio Canepa.

LE ANTICHE CASACCE

Si ha memoria certa sin dal sec. XVII, che al Santuario si recavano in processione le antiche Confraternite genovesi, con spirito di preghiera e di penitenza. Avevano un nome caratteristico, quello di Casacce o Gasasse, poiché si trattava di confraternite laicali che, sorte nel sec. XIV, si radunavano in baracche di legno, piuttosto malandate e che il popolo denominava appunto " grosse case " o casasse. Coll'andare del tempo la " casaccia " si trasformò in Oratorio, ed ancora oggi se ne incontrano molti in Liguria, quasi sempre insigni monumenti d'arte e di storia.

Le antiche Casacce - con ricche insegne religiose - organizzavano spesso processioni ai vari santuari. Così avvenne ari-che per l'Acquasanta. Tra le prime, pellegrinò al Santuario la Casaccia di S. Antonio abate di Mele, per autorizzazione concessa il 13 nov. 1536 da mons. Marco Cattaneo, arcivescovo di Rodi e vicario dell'arcivescovo di Genova.

Attualmente non poche Casacce ed Oratori continuano a recarsi in processione al Santuario, quasi tutte nel periodo estivo. Durante l'anno alcune altre festività, in onore della Madonna, godono di particolare solennità. Daremo sommariamente le caratteristiche delle sagre principali.

LA PROCESSIONE DI MELE

Si reca al Santuario nella festa dell'Assunta, il 15 agosto di ogni anno, il che avviene da tempo immemorabile. La parrocchia di Mele comprendeva un tempo nel suo territorio le case e le cascine più vicine al Santuario. Di conseguenza più accentuata era (ed è ancora attualmente) la devozione dei rnelesi, che considerano quello dell'Acquasanta il loro Santuario mariano per eccellenza. Nel compiere la loro processione godono ancora oggi di particolari privilegi, come quelli di compiere il giro attorno alla Cappelletta e di salire per due volte in processione la " scala santa ". Non minore di un tempo è oggi il fervore dei melesi per la processione del 15 agosto, che comporta notevoli sacrifici, in quanto ogni anno viene portata al Santuario la grande " cassa " del Maragliano, insigne lavoro artistico (forse il capolavoro) dello scultore ligure.

Il gruppo del Maragliano - di peso non inferiore ai nove quintali - è recato a spalle da 16 uomini e rappresenta il santo egiziano presente alla morte dell'eremita San Paolo, nel momento in cui due leoni escono dal deserto per scavare la fossa in cui deporre la salma del santo.
Una stupenda gloria di angeli reca in cielo l'anima dell'eremita. Le statue si direbbero vive, parlanti per la loro efficacia artistica, per la mirabile armonia delle forme e delle espressioni.

La processione di Mele giunge al Santuario sul mezzogiorno. E' caratteristico il fatto che i bambini della parrocchia vengano tutti vestiti negli antichi costumi dei romei, detti pellegrini e verginette, recando un largo cappello e l'inseparabile bastone. Gli stessi cantano un'antica lode del 1776 con parole e cadenze tramandate da secoli.

S. ERASMO DI VOLTRI E S. AMBROGIO

La prima domenica di settembre si reca al Santuario la processione di S. Erasmo di Voltri. Anche questa è in forma di solenne Casaccia, nella quale viene portata l'immagine del santo Vescovo, opera dello scultore Garaventa. Sempre da Voltri, l'8 settembre, festa liturgica della Natività di Maria, parte la processione di S. Ambrogio, dalla cui parrocchia dipendeva sin dal 1465 il nostro Santuario. Sopra un carro, tutto adornato, viene portata la statua del Vescovo milanese S. Ambrogio. Numerosa è la folla che, in coincidenza con la festa liturgica della Natività, affluisce al Santuario.

LA PROCESSIONE DELL'ASSUNTA DI PRÀ

E' l'ultima delle processioni, in ordine di tempo, che salgono al Santuario. Viene effettuata in coincidenza con la festa del Nome di Maria. E' anche la maggiore per sontuosità di arredi e per concorso di popolo. In essa viene recata la statua della Madonna Assunta, ammirata da tutti per la ricchezza di ori e di preziosi di cui è quasi letteralmente coperta. Viene chiamata dal popolo la " Madonna del Ciciuin " per la caratteristica foggia dei capelli, mentre la gente commenta che con il passaggio di quella Madonna l'estate è praticamente conclusa. La fastosità della processione è accentuata dalla presenza dei grandi Crocifissi (i famosi " cristi "), del peso non inferiore ad un quintale. Portatori robusti si alternano durante la processione, con rara abilità, fornendo quasi uno spettacolo di eccezionale bravura. Nella Casaccia di Prà si possono inoltre ammirare le ricche vesti della Confraternita, pregevoli per antichità ed artistica fattura.

ALTRE FESTE E SOLENNITÀ S. EUGENIO - S. CHIARA CANDELORA

Con non minore solennità delle altre Confraternite, la domenica seguente il 15 agosto, si reca ogni anno al Santuario la Casaccia di S. Eugenio di Crevari, con la statua del santo patrono ed alcuni artistici crocifissi.

La Casaccia di S. Chiara, proveniente da Arenzano, si porta al Santuario ogni dieci anni; mentre è tradizionale che da Prà si muova ogni anno la processione votiva della Confraternita S. Maria Assunta, il lunedì dopo Pasqua.
Con particolare solennità, infine, si celebra la festa della Candelora (il 2 febbraio) con esecuzione dei canti natalizi davanti al presepe e l'ultimo bacio all'immagine del Bambino, da parte dei molti pellegrini che giungono in quel giorno - in massima parte - da Prà e da Palmaro.

 

La statua processionale della Madonna è un intaglio di Antonio Canepa eseguito nel 1911 e viene portata solennemente in processione, a ricordo dell'Incoronazione, nella festa che si celebra ogni anno l'ultima domenica di luglio, per i devoti del Santuario e il lunedì successivo per gli abitanti della frazione.

 

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