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In caso d'intemperie ed allorquando si presentava la necessità di pernottare lungi da casa, gli agricoltori potevano trovare ricovero in quelle rozze costruzioni di pietra a secco di cui sono ancor oggi costellati i nostri monti e localmente denominate "Baracche de Pria" o, più impropriamente,"Tronée".
Il curioso e pittoresco aspetto architettonico e la sorprendente tecnica costruttiva della copertura di tali ripari hanno spesso fatto nascere, fra gli escursionisti ed in genere fra la gente estranea all'ambiente rurale, le più varie e talvolta stravaganti ipotesi sulla loro origine e destinazione d'uso. Secondo la trasmissione orale contadina molti di essi vennero fatti erigere tra gli anni cinquanta e settanta del secolo scorso dai neo-proprietari di ex comunaglia a confronto dei falciatori. Qualunque possa essere la loro età si tratta certamente di prodotti di una architettura spontanea di arcaica tradizione e dalle soluzioni tecniche di grande razionalità ed efficacia, specialmente se rapportate all'estrema semplicità del materiale impiegato nella costruzione. pietre1.jpg (13037 byte)

Nell'aspetto esteriore presentano di solito forma tronco-conica richiamante i Nuraghi sardi, mentre l'interno é costituito da una cella a pianta circolare sormontata da una pseudo cupola ad ogiva ottenuta per rastremazione del muro, sovrapponendo corone di pietre concentriche ed
aggettanti, via via restringendosi in proporzione all'andamento desiderato del profilo della falsa volta. Operazione questa che, pur possedendo il vantaggio di non prevedere utilizzo alcuno di armature di sostegno durante l’esecuzione, é alquanto delicata e rischiosa per il costruttore in
quanto obbligato a lavorare dell’interno con il pericolo di essere travolto da crolli in caso di errori di procedimento.

Soltanto la chiusura dell’ultimo cerchio in alto con una pesante "ciappa" a completamento della pseudo-cupola avviene esternamente.

Tutta la sommità é poi ricoperta da uno spesso strato di terriccio lievemente arcuato per consentire lo smaltimento dell’acqua piovana.

In due soli casi (Gola dei Giazzi e Rio Gandolfi) il profilo esterno della copertura ripete quello interno facendo così assumere a queste "Baracche" l'aspetto di un'ogiva anziché del solito tronco di cono. Le dimensioni variano fra i m 2 e m 3,50 di diametro alla base della cella e l’altezza al centro fra m 1,75 e m 2,50, che rende sempre possibile lo stazionamento in posizione eretta ad una persona di media statura.

Sulla porta, priva d'infissi, che é l'unica apertura della quale può penetrare all’interno la luce, una lunga lastra poggiante sugli stipiti funge da architrave da un’altezza di circa m 1,50 da terra.

Il muro, anche se edificato senza apporto di malta, può apparire di spessore esagerato (fino ad un metro dalla base) al confronto colle esigue dimensioni dello spazio abitabile. Ciò é reso indispensabile dalla necessità di conferire equilibrio statico alla cupola.

Esistono "Baracche de Pria" di un secondo tipo rinvenibili a quote inferiori fra i coltivi: sono quelle inserite nei muri delle "fasce".

Di dimensioni minime, oltre a funzionare da riparo provvisorio in caso di maltempo, ospitano talvolta gli attrezzi degli ultimi contadini in attività.

Uguali nei principi costruttivi a quelle già descritte, offrono il vantaggio di non sottrarre spazio alla coltivazione.

pietre2.jpg (10046 byte) Oltre ai già citati Nuraghi, le nostre "Baracche" sono assimilabili alle Caselle del Ponente ligure, alle Casite istriane, ai Trulli pugliesi, alle Bunje dalmate, alle Barraques catalane, ai Cabanons provenzali e persino alle Beehive-Houses irlandesi e scozzesi.

Questi abituri, la cui forma esteriore cambia di solito da regione a regione, presentano due caratteristiche in comune:

- sono sorti in aree pietrose e carenti di legname da costruzione;

- sono realizzate con la stessa antichissima tecnica costruttiva.

Si pensa che siano stati concepiti nell'Età del Bronzo, o addirittura nel Neolitico, e che le nostre "Baracche" siano le ultime costruzioni edificate nel solco di una millenaria tradizione risalente ai Castellari. Quest'ultima tesi, comunque, non é confortata dalle più recenti indagini archeologiche compiute su abituri a pseudo-cupola in altri areali liguri che ci indicano la loro età in un massimo di tre secoli, anche per quelle "Baracche" apparentemente dirute da più lungo tempo.

a cura di R&P INFORMATICA GRAPHIC - copyright © 2001