Prima che iniziasse la valorizzazione frenetica
delle palestre di Finale, la Baiarda, nella zona dell'entroterra
ligure alle spalle del paese dell'Acquasanta era senza
dubbio considerata la migliore struttura della Liguria e veniva
frequentata assiduamente dagli alpinisti; in diversi settori vennero
così saliti ed attrezzati molti itinerari, rapidamente divenuti
classici e sulle sue rocce verticali ebbero modo di formarsi giovani,
che raccolsero poi onore e gloria sulle montagne di tutto il mondo.
II complesso montuoso della nostra trattazione è conosciuto da
tutti gli alpinisti genovesi come "BAIARDA", anche se sulle carte
la lunga bastionata che la forma è spesso indicata con i toponimi
di "BAIARDETTA” e "PIETRALUNGA"
Il nome Baiarda è invece assegnato, nella cartografia, alla zona
compresa tra le confluenze del Rio Baiardetta e Rio Martin, venendo
così ad indicare la prima elevazione significativa della cresta
Est di Punta Martin. |
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Prendendo spunto da questa osservazione precisiamo che il
nome di Pietralunga indicherà esclusivamente l'omonima punta rocciosa
quotata 665 m (676 m I.G.M.) e situata a Sud Ovest di tutto il complesso
montuoso mentre i nomi Baiarda e Baiardetta indicheranno, utilizzati indifferentemente,
la parte cospicua della nostra palestra.
La Baiarda è una diramazione secondaria della cresta meridionale del
M. Penello (995 m)- M. Fontanabuona (966 m) che, da una depressione
a quota 700 m, si innalza debolmente per un centinaio di metri fino a
raggiungere la quota massima di 723 m, prosegue verso SW per una serie
di dossi rocciosi fino alla Punta Pietralunga (665 m) e precipita
infine rapidissima verso Acquasanta compresa tra i bacini del Rio Condotti
e del Rio Baiardetta.
Il costolone di nuda roccia, che si sviluppa per circa 400 metri tra la
massima elevazione e al Punta Pietralunga risulta in definitiva orientale
da NE a SW, e presenta quindi due versanti.
Mentre il versante SE, verso il Rio Condotti, presenta un
aspetto insignificante costituito da ripidi pendii prativi, il versante
NW precipita dapprima con speroni e paretine, poi con gerbidi fino al
Rio Baiardetta esponendo un dislivello che in taluni punti può raggiungere
300 m con una pendenza media di quasi il 100%.
È naturalmente il versante NW, per le caratteristiche sopra citate nonché
per l’apparente isolamento dal contesto urbano che ci interessa.
Il versante NW dà alla Baiarda l’aspetto di una bastionata essendo formato
da una serie di contrafforti laterali che sembrano sostenere la muraglia
sommitale e che ora sono elencati per sommi capi.
Percorrendo il costolone dalla sua inserzione di quota 700
m con la cresta proveniente da M. Penello verso la Punta Pietralunga si
susseguono:
La Cresta settentrionale che si innalza ripidamente quasi dal
letto
del Rio Baiardetta per circa 100 metri di disivello poi ruota decisamente
verso sud perdendo lo slancio inziale di salita, ma formando verso Ovest
una parete e si appiattisce infine nel giungere all'inserzione con la
dorsale
principale.
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Il Bastione del Gran Diedro che è la zona
forse più frequentata
dell'intera palestra.
II bastione, che è largo alla sua base oltre un centinaio di metri,
salendo si restringe progressivamente fino a giungere in vetta
al torrione (690 m.e.) caratterizzato da un grande diedro ben
visibile anche da fondo-valle.
Il torrione del Gran Diedro è separato dalla muraglia che sostiene
la dorsale principale da una profonda frattura detta Caminone
o Canalone dei Briganti.
Il bastione è decisamente più ripido nella sua parte settentrionale
dove è possibile effettuare una arrampicata più continua.
Il Contrafforte Mediano (toponimo proposto) che fa capo
alla massima elevazione della dorsale principale e ne scende in
direzione Ovest per uno sviluppo di circa 200 m con un dislivello
di quasi altrettanto.
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Il versante Sud del contrafforte è poco ripido e frastagliato,
con nella parte bassa grossi blocchi e paretine disseminati nel pendio.
Il versante Nord del Contrafforte Mediano è costituito, invece, da una
serie di paretine sovrapposte inclinatissime che sì susseguono verso l'alto
fino alla muraglia terminale, alla sin. orografica del Canalone dei Briganti,
che si innalza verticalmente fino alla vetta massima.
La Cresta delle cave o cresta di Wymper che culmina sulla dorsale
principale circa a 100 m a NE della Punta Pietralunga originandosi dal
letto del torrente Baiardetta.
Per la metà inferiore è costituita dall'incontro di falde erbose mentre,
al di sopra di vecchie cave dismesse, ha delle discrete emergenze-rocciose,
Tra il Contrafforte Mediano e la Cresta delle Cave si apre un vallone
molto ripido, (nome proposto: Vallone Centrale), il cui fondo idrico,
che ha pendenza media del 60%, è occupato per la maggior parte della sua
lunghezza da una cospicua colata detritica.
Il pendio a sud del vallone è bruscamente interrotto, nella sua parte
più alta dalle paretine Nord dell’”Ascensione” e del “Torrione Olga”,
e, più in basso, da uno zoccolo verticale di alcune decine di metri.
Punta Martin e la Baìardetta appartengono geologicamente al "Gruppo
di Voltri", posto ad occidente della "linea Sestri-Voltaggio"
con la quale i geologi fanno coincidere la fine delle Alpi e l'inizio
degli Appennini in luogo del consueto limite geografico del Colle di Cadibona.
il "Gruppo di Voltri", da un punto di vista petrografìco, è
estremamente interessante per la presenza di svariati tipi di ofioliti
(basalti, gabbri, pendoliti) la cui successione comprende rocce cristalizzate
da magmi del mantello superiore pervenute a giorno ben conservate e quindi
in condizioni ideali per una indagine diretta.
Tutta la zona attorno a Punta Martin è costituita,
nella fattispecie, da lembi di crosta oceanica e da masse a questa
sottostanti che sono sovrascorse sull'area continentale a causa
dei corrugamenti dell'orogesi alpina.
La roccia ferro-magnesiaca predominante è una peridotite e più
propriamente una Lherzolite che in molte zone subì in maniera
più o meno spinta un fenomeno di metaformismo noto sotto il nome
di serpentinizzazione dovuto a ricristallizazione del magma in
ambiente ricco di acqua. |
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Il serpentino, il cui nome deriva dalla colorazione verde
piuttosto variegata al taglio fresco, è uno dei minerali più frequenti
nelle rocce della nostra zona, è un fillosilicato di magnesio (dal greco
fillon—foglia) e la sua caratteristica più interessante ai fini dell'alpinismo
è quella di essere fortemente scaglioso a volte a tal punto da divenire
tagliente.
La presenza del magnesio, tossico per la maggior parte dèi vegetali, è
tollerato solo dalle poche piante che si sono adattate e non permette
la formazione di un sufficiente strato di Humus sulle rocce più acclivi,
anzi l'erosione delle acque meteoriche asporta il sottile strato di terreno
(esistente) che viene formato molto lentamente dalle poche specie erbacee
pioniere.
Sulle serpentiniti l'azione combinata del gelo e del disgelo causa la
sfaldatura delle rocce che si accumulano come detriti di falda alle basi
delle pareti, specialmente allo sbocco dei canaloni.
Sul Versante Nord Ovest della Baiardetta vi sono delle,piccole cave da
cui si estraeva la cosiddetta "pietra dell'Acquasanta"
che tramite una funicolare, ora demolita, veniva portata fino alla stazione
dell'Acquasanta.
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La roccia in Baiarda è una Lherzolite, generalmente
poco serpentinizzata, con tessitura granulare, di peso specifico
più alto rispetto alle altre della zona, alla frattura assume
un colore grigio-verdognolo, mentre esteriormente assume gradazioni
rosso-grigio-giallo.
Qui la roccia è notevolmente più salda che in settori vicini
e l'esposizione a nord mette al riparo dall'influsso negativo
dell'aria di mare; risulta quindi ottima per la pratica alpinistica.
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Particolare della zona è la presenza di numerose fonti
di acqua sulfurea, delle quali le più importanti e conosciute sono
due: quella che scaturisce a 24 °C appena sotto il Santuario dell'Acquasanta
ed usata per bevande, bagni ed inalazioni nel vicino stabilimento termale
e quella a 22 °C che scorga un centinaio di metri sotto il casello ferroviario
della linea ferroviaria Ovada-Genova posto a sud delle case Penna.
Tipica di questa zona è anche l'assenza di carbonato di calcio nel substrato;
la si può notare per la totale mancanza delle chiocciole che non trovano
il calcio necessario alla formazione del guscio.
Sul versante meridionale, più ripido, rimboschito a pino marittimo (Pinuspinaster)
prevalgono associazioni rupestri e praterie in cui compaiono specie serpentinicole
:
Daphne cneorum, Viola bertolonii, Sesamoides pygmaea, Linum
campanulatum, Euphorbia spinosa. Robertia taraxacoides, Cerastium utriense
(Cerastio di Voltri : endemismo scoperto nel 1988, esclusivo delle aree
ofiolitiche tra il Beigua ed i Piani di Praglia),
Allo scopo di stabilizzare i versanti sono stati fatti dei rimboschimenti
con pini neri (Pinus Nigra), ma si sono ottenuti modesti risultati probabilmente
per il fatto che si tratta di specie estranee alla flora ligure, inadatte
al nostro clima, maggiormente vulnerabili a parassiti come la processionaria
ed incapaci di creare una consistente copertura vegetale utile a limitare
frane e smottamenti.
Nei prati si possono ammirare stupende fioriture primaverili dì Giaggiolo
selvatico (Iris graminea), Trombone o giunchiglia (Narcissus pseudonarcissus),Giglio
di San Giovanni (Lilium bulbiferum subsp. Croceum), e varie specie di
orchidee, quali Orchis sambucina, Cephalantbera longifolia, Orchis ustulata,
Serapias lingua, Orchis morio.
A bassa quota, in siti esposti direttamente al clima marittimo, si notano
associazioni tipiche di macchia mediterranea; Terebinto (Pistacia terebintbus),
Fillirea (Pbillyrea lati/olia), Cisto (Cistus salvifolius), Ginestra Eliantemo
(Heliantbemum chamaecistus).
Nelle vallette più umide si trovano l'Orniello (Fraximus ornus) e il Carpino
nero (Qstya carpini/olia).
La credenza popolare racconta che nel versante
nord di Punta Martin sia possibile raccogliere le stelle alpine.
Appena sotto la vetta del M. Penello, sul lato orientale è stato
aperto da parte degli appassionati del G.E.P. un interessante
giardino botanico, sfruttando una zona umida esistente. |
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Qui sono state raggruppate buona parte delle specie vegetali
della zona , con la reintroduzione di quelle non più presenti, ma scomparse
per incendi o altro, prelevandole da siti vicini con le stesse condizioni
ambientali.
Molto caratteristico della zona è il fenomeno del garo,
cioè nubi che il vento freddo da nord spinge e mantiene aderenti ai monti.
La zona è spesso soggetta, soprattutto nel periodo invernale, a fenomeni
meteorologici intensi : nebbie improvvise, temporali violenti, bufere
di neve che superano in intensità quelli di molte zone alpine.
Un breve accenno merita la fauna, rappresentata soprattutto da
numerose specie di Uccelli.
Tra gli arbusti si possono osservare il pettirosso, la capinera, la magnanina,
la sterpazzola, il merlo, Nei boschi sono comuni la cinciallegra, la cincia
mora e la cincia del ciuffo. In primavera sulle distese prative è facile
osservare l'allodola, dal caratteristico canto, ed alcune specie di rapaci,
quali il gheppio, la poiana e il biancone.
Si riporta di seguito l'elenco delle specie nidificanti nel comprensorio
:
Pernice rossa, Fagiano, Tortora, Cuculo, Barbagianni, Assiolo, Civetta,
Allocco, Succiacapre, Rondone, Torcicollo, Picchio verde, Rondine, Balestruccio,
Calandro, Ballerina bianca, Scricciolo, Pettirosso, Usignolo, Codirosso,
Saltimpalo, Codirosso, Merlo, Occhietto, Sterpazzola, Capinera, Lui bianco,
Luì piccolo, Pigliamosche, Cinciallegra, Cincia del ciuffo, Picchio muratore,
Averla piccola, Cornacchia grigia, Storno, Fringuello, Verdone, Cardellino,
Fanello, Zigolo nero, Zigolo muciatto, Ortolano, Strillozzo.
I rettili più comuni sono la vipera (Vipera apìs), la natrice
del collare (Natrix natrix} che vive presso i corsi d'acqua, il biacco
(Coluber viridìflavus) in zone assolate con vegetazione cespugliosa, l'orbettino
(Anguis fragilis), il Ramarro (Lacerta viridis] e la lucertola muraiola
(Podarcìs muralis).
Gli Anfibi meglio rappresentati son la Salamandra pezzata (Salamandra
salamandra), il Tritone (Triturus vulgaris), il rospo (Bufo bufo), tutti
legati a zone umide e corsi d'acqua.
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