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Il testo sottostante è stato tratto da Mauro De Cesare, Guida della Baiarda, Ed. Monte Gazzo, Genova, CAI U.L.E. Sottosezione Genova Sestri Ponente.


Prima che iniziasse la valorizzazione frenetica delle palestre di Finale, la Baiarda, nella zona dell'entroterra ligure alle spalle del paese dell'Acquasanta era senza dubbio considerata la migliore struttura della Liguria e veniva frequentata assiduamente dagli alpinisti; in diversi settori vennero così saliti ed attrezzati molti itinerari, rapidamente divenuti classici e sulle sue rocce verticali ebbero modo di formarsi giovani, che raccolsero poi onore e gloria sulle montagne di tutto il mondo.
II complesso montuoso della nostra trattazione è conosciuto da tutti gli alpinisti genovesi come "BAIARDA", anche se sulle carte la lunga bastionata che la forma è spesso indicata con i toponimi di "BAIARDETTA” e "PIETRALUNGA"
Il nome Baiarda è invece assegnato, nella cartografia, alla zona compresa tra le confluenze del Rio Baiardetta e Rio Martin, venendo così ad indicare la prima elevazione significativa della cresta Est di Punta Martin.

Prendendo spunto da questa osservazione precisiamo che il nome di Pietralunga indicherà esclusivamente l'omonima punta rocciosa quotata 665 m (676 m I.G.M.) e situata a Sud Ovest di tutto il complesso montuoso mentre i nomi Baiarda e Baiardetta indicheranno, utilizzati indifferentemente, la parte cospicua della nostra palestra.

La Baiarda è una diramazione secondaria della cresta meridionale del M. Penello (995 m)- M. Fontanabuona (966 m) che, da una depressione a quota 700 m, si innalza debolmente per un centinaio di metri fino a raggiungere la quota massima di 723 m, prosegue verso SW per una serie di dossi rocciosi fino alla Punta Pietralunga (665 m) e precipita infine rapidissima verso Acquasanta compresa tra i bacini del Rio Condotti e del Rio Baiardetta.

Il costolone di nuda roccia, che si sviluppa per circa 400 metri tra la massima elevazione e al Punta Pietralunga risulta in definitiva orientale da NE a SW, e presenta quindi due versanti.

Mentre il versante SE, verso il Rio Condotti, presenta un aspetto insignificante costituito da ripidi pendii prativi, il versante NW precipita dapprima con speroni e paretine, poi con gerbidi fino al Rio Baiardetta esponendo un dislivello che in taluni punti può raggiungere 300 m con una pendenza media di quasi il 100%.

È naturalmente il versante NW, per le caratteristiche sopra citate nonché per l’apparente isolamento dal contesto urbano che ci interessa.
Il versante NW dà alla Baiarda l’aspetto di una bastionata essendo formato da una serie di contrafforti laterali che sembrano sostenere la muraglia sommitale e che ora sono elencati per sommi capi.

Percorrendo il costolone dalla sua inserzione di quota 700 m con la cresta proveniente da M. Penello verso la Punta Pietralunga si susseguono:


La Cresta settentrionale che si innalza ripidamente quasi dal letto
del Rio Baiardetta per circa 100 metri di disivello poi ruota decisamente verso sud perdendo lo slancio inziale di salita, ma formando verso Ovest una parete e si appiattisce infine nel giungere all'inserzione con la dorsale
principale.

Il Bastione del Gran Diedro che è la zona forse più frequentata
dell'intera palestra.
II bastione, che è largo alla sua base oltre un centinaio di metri, salendo si restringe progressivamente fino a giungere in vetta al torrione (690 m.e.) caratterizzato da un grande diedro ben visibile anche da fondo-valle.
Il torrione del Gran Diedro è separato dalla muraglia che sostiene la dorsale principale da una profonda frattura detta Caminone o Canalone dei Briganti.
Il bastione è decisamente più ripido nella sua parte settentrionale dove è possibile effettuare una arrampicata più continua.
Il Contrafforte Mediano (toponimo proposto) che fa capo alla massima elevazione della dorsale principale e ne scende in direzione Ovest per uno sviluppo di circa 200 m con un dislivello di quasi altrettanto.

Il versante Sud del contrafforte è poco ripido e frastagliato, con nella parte bassa grossi blocchi e paretine disseminati nel pendio.
Il versante Nord del Contrafforte Mediano è costituito, invece, da una serie di paretine sovrapposte inclinatissime che sì susseguono verso l'alto fino alla muraglia terminale, alla sin. orografica del Canalone dei Briganti, che si innalza verticalmente fino alla vetta massima.

La Cresta delle cave o cresta di Wymper che culmina sulla dorsale principale circa a 100 m a NE della Punta Pietralunga originandosi dal letto del torrente Baiardetta.
Per la metà inferiore è costituita dall'incontro di falde erbose mentre, al di sopra di vecchie cave dismesse, ha delle discrete emergenze-rocciose,
Tra il Contrafforte Mediano e la Cresta delle Cave si apre un vallone molto ripido, (nome proposto: Vallone Centrale), il cui fondo idrico, che ha pendenza media del 60%, è occupato per la maggior parte della sua lunghezza da una cospicua colata detritica.
Il pendio a sud del vallone è bruscamente interrotto, nella sua parte più alta dalle paretine Nord dell’”Ascensione” e del “Torrione Olga”, e, più in basso, da uno zoccolo verticale di alcune decine di metri. 

Punta Martin e la Baìardetta appartengono geologicamente al "Gruppo di Voltri", posto ad occidente della "linea Sestri-Voltaggio" con la quale i geologi fanno coincidere la fine delle Alpi e l'inizio degli Appennini in luogo del consueto limite geografico del Colle di Cadibona.
 il "Gruppo di Voltri", da un punto di vista petrografìco, è estremamente interessante per la presenza di svariati tipi di ofioliti (basalti, gabbri, pendoliti) la cui successione comprende rocce cristalizzate da magmi del mantello superiore pervenute a giorno ben conservate e quindi in condizioni ideali per una indagine diretta.

Tutta la zona attorno a Punta Martin è costituita, nella fattispecie, da lembi di crosta oceanica e da masse a questa sottostanti che sono sovrascorse sull'area continentale a causa dei corrugamenti dell'orogesi alpina.
La roccia ferro-magnesiaca predominante è una peridotite e più propriamente una Lherzolite che in molte zone subì in maniera più o meno spinta un fenomeno di metaformismo noto sotto il nome di serpentinizzazione dovuto a ricristallizazione del magma in ambiente ricco di acqua.

Il serpentino, il cui nome deriva dalla colorazione verde piuttosto variegata al taglio fresco, è uno dei minerali più frequenti nelle rocce della nostra zona, è un fillosilicato di magnesio (dal greco fillon—foglia) e la sua caratteristica più interessante ai fini dell'alpinismo è quella di essere fortemente scaglioso a volte a tal punto da divenire tagliente.

La presenza del magnesio, tossico per la maggior parte dèi vegetali, è tollerato solo dalle poche piante che si sono adattate e non permette la formazione di un sufficiente strato di Humus sulle rocce più acclivi, anzi l'erosione delle acque meteoriche asporta il sottile strato di terreno (esistente) che viene formato molto lentamente dalle poche specie erbacee pioniere.

Sulle serpentiniti l'azione combinata del gelo e del disgelo causa la sfaldatura delle rocce che si accumulano come detriti di falda alle basi delle pareti, specialmente allo sbocco dei canaloni.

Sul Versante Nord Ovest della Baiardetta vi sono delle,piccole cave da cui si estraeva la cosiddetta "pietra dell'Acquasanta" che tramite una funicolare, ora demolita, veniva portata fino alla stazione dell'Acquasanta.

La roccia in Baiarda è una Lherzolite, generalmente poco serpentinizzata, con tessitura granulare, di peso specifico più alto rispetto alle altre della zona, alla frattura assume un colore grigio-verdognolo, mentre esteriormente assume gradazioni rosso-grigio-giallo.

Qui la roccia è notevolmente più salda che in settori vicini e l'esposizione a nord mette al riparo dall'influsso negativo dell'aria di mare; risulta quindi ottima per la pratica alpinistica.

Particolare della zona è la presenza di numerose fonti di acqua sulfurea, delle quali le più importanti e conosciute sono due: quella che scaturisce a 24 °C appena sotto il Santuario dell'Acquasanta ed usata per bevande, bagni ed inalazioni nel vicino stabilimento termale e quella a 22 °C che scorga un centinaio di metri sotto il casello ferroviario della linea ferroviaria Ovada-Genova posto a sud delle case Penna.

Tipica di questa zona è anche l'assenza di carbonato di calcio nel substrato; la si può notare per la totale mancanza delle chiocciole che non trovano il calcio necessario alla formazione del guscio.

Sul versante meridionale, più ripido, rimboschito a pino marittimo (Pinuspinaster) prevalgono associazioni rupestri e praterie in cui compaiono specie serpentinicole : 

Daphne cneorum, Viola bertolonii, Sesamoides pygmaea, Linum campanulatum, Euphorbia spinosa. Robertia taraxacoides, Cerastium utriense (Cerastio di Voltri : endemismo scoperto nel 1988, esclusivo delle aree ofiolitiche tra il Beigua ed i Piani di Praglia),
Allo scopo di stabilizzare i versanti sono stati fatti dei rimboschimenti con pini neri (Pinus Nigra), ma si sono ottenuti modesti risultati probabilmente per il fatto che si tratta di specie estranee alla flora ligure, inadatte al nostro clima, maggiormente vulnerabili a parassiti come la processionaria ed incapaci di creare una consistente copertura vegetale utile a limitare frane e smottamenti.
Nei prati si possono ammirare stupende fioriture primaverili dì Giaggiolo selvatico (Iris graminea), Trombone o giunchiglia (Narcissus pseudonarcissus),Giglio di San Giovanni (Lilium bulbiferum subsp. Croceum), e varie specie di orchidee, quali Orchis sambucina, Cephalantbera longifolia, Orchis ustulata, Serapias lingua, Orchis morio.
A bassa quota, in siti esposti direttamente al clima marittimo, si notano associazioni tipiche di macchia mediterranea; Terebinto (Pistacia terebintbus), Fillirea (Pbillyrea lati/olia), Cisto (Cistus salvifolius), Ginestra Eliantemo (Heliantbemum chamaecistus).
Nelle vallette più umide si trovano l'Orniello (Fraximus ornus) e il Carpino nero (Qstya carpini/olia).

La credenza popolare racconta che nel versante nord di Punta Martin sia possibile raccogliere le stelle alpine.
Appena sotto la vetta del M. Penello, sul lato orientale è stato aperto da parte degli appassionati del G.E.P. un interessante giardino botanico, sfruttando una zona umida esistente.

Qui sono state raggruppate buona parte delle specie vegetali della zona , con la reintroduzione di quelle non più presenti, ma scomparse per incendi o altro, prelevandole da siti vicini con le stesse condizioni ambientali.

Molto caratteristico della zona è il fenomeno del garo, cioè nubi che il vento freddo da nord spinge e mantiene aderenti ai monti.
La zona è spesso soggetta, soprattutto nel periodo invernale, a fenomeni meteorologici intensi : nebbie improvvise, temporali violenti, bufere di neve che superano in intensità quelli di molte zone alpine.


Un breve accenno merita la fauna, rappresentata soprattutto da numerose specie di Uccelli
Tra gli arbusti si possono osservare il pettirosso, la capinera, la magnanina, la sterpazzola, il merlo, Nei boschi sono comuni la cinciallegra, la cincia mora e la cincia del ciuffo. In primavera sulle distese prative è facile osservare l'allodola, dal caratteristico canto, ed alcune specie di rapaci, quali il gheppio, la poiana e il biancone.
Si riporta di seguito l'elenco delle specie nidificanti nel comprensorio :
Pernice rossa, Fagiano, Tortora, Cuculo, Barbagianni, Assiolo, Civetta, Allocco, Succiacapre, Rondone, Torcicollo, Picchio verde, Rondine, Balestruccio, Calandro, Ballerina bianca, Scricciolo, Pettirosso, Usignolo, Codirosso, Saltimpalo, Codirosso, Merlo, Occhietto, Sterpazzola, Capinera, Lui bianco, Luì piccolo, Pigliamosche, Cinciallegra, Cincia del ciuffo, Picchio muratore, Averla piccola, Cornacchia grigia, Storno, Fringuello, Verdone, Cardellino, Fanello, Zigolo nero, Zigolo muciatto, Ortolano, Strillozzo.

I rettili più comuni sono la vipera (Vipera apìs), la natrice del collare (Natrix natrix} che vive presso i corsi d'acqua, il biacco (Coluber viridìflavus) in zone assolate con vegetazione cespugliosa, l'orbettino (Anguis fragilis), il Ramarro (Lacerta viridis] e la lucertola muraiola (Podarcìs muralis).
Gli Anfibi meglio rappresentati son la Salamandra pezzata (Salamandra salamandra), il Tritone (Triturus vulgaris), il rospo (Bufo bufo), tutti legati a zone umide e corsi d'acqua.

a cura di R&P INFORMATICA GRAPHIC - copyright © 2001