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Questa cronaca vuole essere, anche se in veste sintetica, una memoria ed un
monito a tutte quelle persone che hanno vissuto direttamente o indirettamente
gli eventi atmosferici scatenatisi nel 1970 su Genova-Voltri e Mele.Memoria
in ricordo delle persone mancate, monito affinché ogni individuo si adoperi
in prima persona, per il futuro, con iniziative tese a rimuovere ogni ostacolo
in difesa dell'umanità, sia materiali che burocratiche. Perseverare in
questo proposito, tramandando alle nuove generazioni l'oneroso e lodevole impegno
a mantenere vive nel tempo un dovere che appartiene solo all'uomo. Vuole essere
anche un ringraziamento, forse un po' tardivo, ma non per questo meno espressivo
a tutti quelli che in quei giorni prestarono il loro contributo a sostenere
ed aiutare per solo spirito di solidarietà civile ed umana, tutta la
popolazione alluvionata di Voltri.

La conformazione collinare di Mele può considerarsi di tipo montuoso,
articolato da forti pendii, compluvi e displuvi generanti molteplici corsi d'acqua,
sfocianti in torrenti di forte pendenza che a breve distanza dalle loro origini,
raggiungono il mare nella vicina cittadina di Voltri.
Non a caso, nel territorio di Mele, furono realizzati opifici per la produzione
della carta fin dalla metà del "700".e sin'oltre la metà
del secolo "900" Gli insediamenti susseguitisi a ritmo crescente,
avevano origine per la presenza nel territorio d'abbondanti corsi d'acqua, necessari
e fondamentali sia per la produzione della carta che per la qualità,
ma anche per la movimentazione delle attrezzature e macchinari specifici.
Da quanto descritto, emerge evidente che il territorio di Mele è soggetto
a forti ed importanti problemi riguardanti i sistemi idrogeologici, casi questi
che avrebbero imposto un attento esame riguardante il controllo delle acque,
ma anche la conoscenza approfondita della natura morfologica e geologica dell'intero
territorio, da estendere, per un completo esame, anche alle aree territoriali
limitrofe.
Non sono in grado di sapere se e quando vennero fatti determinati studi e neppure
se furono mai prese adeguate misure a difesa e tutela del territorio e quindi
dei corsi d'acqua; certamente non furono prese prima del 7 ottobre 1970, quando,
su tutto il comprensorio di Mele, Acquasanta e Voltri, si scatenò la
furia del maltempo con forte vento, violenti temporali e piogge torrenziali.
La situazione, in quello sfortunato giorno, faceva presagire una imminente catastrofe,
infatti, erano le 18,45, il cielo plumbeo, con nuvoli a bassa quota, si trasferivano
ad alta velocità e si ammassavano nelle vallate di Mele ed Acquasanta.
La pioggia, iniziata prima con moderata intensità si trasformò
in pochi minuti in un vero e proprio diluvio per oltre tre ore. I torrenti Baiardo,
Cerusa, Gorsexio, improvvisamente entrarono in piena,trascinando a valle detriti
d'ogni genere, creando in posizioni critiche vere e proprie dighe allo scorrere
delle acque turbolente e limacciose.
Il primo a straripare fu il torrente Gorsexio in località Scaglia e Fondocrosa;
nell'altro versante, il torrente Ceresolo nella località omonima, e nella
vallata dell'Acquasanta, il torrente Baiardo e di seguito il Cerusa. I torrenti
citati, confluiscono nel Leira che sfocia in mare dopo aver attraversato Voltri.
Il tratto tra Fondocrosa ed il viadotto ferroviario Genova XXentimiglia, in
quella circostanza rigonfiava di acque melmose e detriti causando, questi ultimi,
un vero e proprio sbarramento al decorso a mare delle acque tumultuose tra le
campate del viadotto ferroviario . In breve tempo si formarono allagamenti che
furono la naturale conseguenza dell'inondazione fra le località Fondocrosa,
cimitero di Voltri, zona daziale e FFSS. La violenza e la pressione fu tale
da provocare il cedimento di una pila del viadotto ferroviario ed il successivo
crollo delle due campate che si adagiarono una nel greto del torrente e l'altra
in posizione inclinata, generando un ulteriore invalicabile sbarramento formante
vera e propria diga.
A questo punto la catastrofe era annunciata, l'acqua incominciò, con
estrema velocità a superare gli argini (in allora di modesta dimensione)
ed invadere le vie limitrofe, coinvolgendo ogni cosa, persone, autoveicoli,
negozi, abitazioni. Acqua e fango raggiunsero in breve tempo il primo piano
delle case di Voltri e già si aveva notizia che alcune persone erano
state trascinate via dalla violenza alluvionale.
I casi di disperazione coinvolsero tutta la collettività. La distruzione
fu totale e i lutti furono in seguito contati in quattordici persone, una, in
particolare, fu ripescata dopo numerosi giorni nelle acque marine antistante
la città di Cannes, il riconoscimento indicò essere un'abitante
di Mele-Fondocrosa.
I danni furono incalcolabili ed a questi si aggiunsero anche quelli che il passaggio
delle acque causarono a monte, nelle frazioni di Mele, nelle abitazioni nelle
industrie cartarie prospicienti i citati torrenti e nei terreni agricoli di
tutto il comprensorio. Crollarono i muri a secco, opere secolari realizzati
manualmente dall'uomo per strappare alla montagna piccoli appezzamenti pianeggianti
tali da consentirne l'utilizzo agricolo. Crollarono nel Gorsexio anche alcune
case in località Scaglia trascinandosi via una donna: la cartiera Scaglia
dei f.lli Caviglia, fu completamente allagata e invasa dal fango per un'altezza
di m. 1,50. Lungo la strada per l'Acquasanta si allagarono: la cartiera Barbarossa,
quella dei fratelli Grillo e quella detta del Giardino; mentre nella valle Ceresolo,
la cartiera omonima dei f.lli Caviglia crollò nei quattro piani che la
componevano per circa un quarto dell'intera superficie. Naturalmente nel crollo
andarono persi macchinari per la produzione della carta, motori, attrezzature
per la raffinazione, vasche per il deposito dell'impasto cartario e molte tonnellate
di prodotto finito e pronto per la destinazione commerciale.
Oggi sono trascorsi venticinque anni da quell'evento, chi scrive ha raggiunto
una veneranda età, ma ha ancora vivo il ricordo di quanto accaduto, soprattutto
serba nel proprio cuore la soddisfazione e l'orgoglio d'aver partecipato unitamente
a molti altri volenterosi, venuti da ogni parte d'Italia, a ridare una speranza
di vita e fratellanza a tutti quelli che direttamente o indirettamente hanno
subito la rovinosa distruzione.
Mele e Voltri oggi, con la volontà dell'uomo, sono ritornate ad essere
fulcro vitale del ponente genovese. L'augurio per il futuro è che non
abbiano più a ripetersi simili catastrofi e perché queste non
si ripresentino diventa indispensabile e necessario il controllo assiduo dell'uomo
sul territorio unitamente a tutte quelle opere indispensabili per la tutela
dell'ambiente.
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