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ALLUVIONE DI MELE - GENOVA - 07 Ottobre 1970
di Daniele Nelly Pellegrini

Questa cronaca vuole essere, anche se in veste sintetica, una memoria ed un monito a tutte quelle persone che hanno vissuto direttamente o indirettamente gli eventi atmosferici scatenatisi nel 1970 su Genova-Voltri e Mele.Memoria in ricordo delle persone mancate, monito affinché ogni individuo si adoperi in prima persona, per il futuro, con iniziative tese a rimuovere ogni ostacolo in difesa dell'umanità, sia materiali che burocratiche. Perseverare in questo proposito, tramandando alle nuove generazioni l'oneroso e lodevole impegno a mantenere vive nel tempo un dovere che appartiene solo all'uomo. Vuole essere anche un ringraziamento, forse un po' tardivo, ma non per questo meno espressivo a tutti quelli che in quei giorni prestarono il loro contributo a sostenere ed aiutare per solo spirito di solidarietà civile ed umana, tutta la popolazione alluvionata di Voltri.

La conformazione collinare di Mele può considerarsi di tipo montuoso, articolato da forti pendii, compluvi e displuvi generanti molteplici corsi d'acqua, sfocianti in torrenti di forte pendenza che a breve distanza dalle loro origini, raggiungono il mare nella vicina cittadina di Voltri.

Non a caso, nel territorio di Mele, furono realizzati opifici per la produzione della carta fin dalla metà del "700".e sin'oltre la metà del secolo "900" Gli insediamenti susseguitisi a ritmo crescente, avevano origine per la presenza nel territorio d'abbondanti corsi d'acqua, necessari e fondamentali sia per la produzione della carta che per la qualità, ma anche per la movimentazione delle attrezzature e macchinari specifici.
Da quanto descritto, emerge evidente che il territorio di Mele è soggetto a forti ed importanti problemi riguardanti i sistemi idrogeologici, casi questi che avrebbero imposto un attento esame riguardante il controllo delle acque, ma anche la conoscenza approfondita della natura morfologica e geologica dell'intero territorio, da estendere, per un completo esame, anche alle aree territoriali limitrofe.
Non sono in grado di sapere se e quando vennero fatti determinati studi e neppure se furono mai prese adeguate misure a difesa e tutela del territorio e quindi dei corsi d'acqua; certamente non furono prese prima del 7 ottobre 1970, quando, su tutto il comprensorio di Mele, Acquasanta e Voltri, si scatenò la furia del maltempo con forte vento, violenti temporali e piogge torrenziali.
La situazione, in quello sfortunato giorno, faceva presagire una imminente catastrofe, infatti, erano le 18,45, il cielo plumbeo, con nuvoli a bassa quota, si trasferivano ad alta velocità e si ammassavano nelle vallate di Mele ed Acquasanta. La pioggia, iniziata prima con moderata intensità si trasformò in pochi minuti in un vero e proprio diluvio per oltre tre ore. I torrenti Baiardo, Cerusa, Gorsexio, improvvisamente entrarono in piena,trascinando a valle detriti d'ogni genere, creando in posizioni critiche vere e proprie dighe allo scorrere delle acque turbolente e limacciose.
Il primo a straripare fu il torrente Gorsexio in località Scaglia e Fondocrosa; nell'altro versante, il torrente Ceresolo nella località omonima, e nella vallata dell'Acquasanta, il torrente Baiardo e di seguito il Cerusa. I torrenti citati, confluiscono nel Leira che sfocia in mare dopo aver attraversato Voltri. Il tratto tra Fondocrosa ed il viadotto ferroviario Genova XXentimiglia, in quella circostanza rigonfiava di acque melmose e detriti causando, questi ultimi, un vero e proprio sbarramento al decorso a mare delle acque tumultuose tra le campate del viadotto ferroviario . In breve tempo si formarono allagamenti che furono la naturale conseguenza dell'inondazione fra le località Fondocrosa, cimitero di Voltri, zona daziale e FFSS. La violenza e la pressione fu tale da provocare il cedimento di una pila del viadotto ferroviario ed il successivo crollo delle due campate che si adagiarono una nel greto del torrente e l'altra in posizione inclinata, generando un ulteriore invalicabile sbarramento formante vera e propria diga.
A questo punto la catastrofe era annunciata, l'acqua incominciò, con estrema velocità a superare gli argini (in allora di modesta dimensione) ed invadere le vie limitrofe, coinvolgendo ogni cosa, persone, autoveicoli, negozi, abitazioni. Acqua e fango raggiunsero in breve tempo il primo piano delle case di Voltri e già si aveva notizia che alcune persone erano state trascinate via dalla violenza alluvionale.
I casi di disperazione coinvolsero tutta la collettività. La distruzione fu totale e i lutti furono in seguito contati in quattordici persone, una, in particolare, fu ripescata dopo numerosi giorni nelle acque marine antistante la città di Cannes, il riconoscimento indicò essere un'abitante di Mele-Fondocrosa.
I danni furono incalcolabili ed a questi si aggiunsero anche quelli che il passaggio delle acque causarono a monte, nelle frazioni di Mele, nelle abitazioni nelle industrie cartarie prospicienti i citati torrenti e nei terreni agricoli di tutto il comprensorio. Crollarono i muri a secco, opere secolari realizzati manualmente dall'uomo per strappare alla montagna piccoli appezzamenti pianeggianti tali da consentirne l'utilizzo agricolo. Crollarono nel Gorsexio anche alcune case in località Scaglia trascinandosi via una donna: la cartiera Scaglia dei f.lli Caviglia, fu completamente allagata e invasa dal fango per un'altezza di m. 1,50. Lungo la strada per l'Acquasanta si allagarono: la cartiera Barbarossa, quella dei fratelli Grillo e quella detta del Giardino; mentre nella valle Ceresolo, la cartiera omonima dei f.lli Caviglia crollò nei quattro piani che la componevano per circa un quarto dell'intera superficie. Naturalmente nel crollo andarono persi macchinari per la produzione della carta, motori, attrezzature per la raffinazione, vasche per il deposito dell'impasto cartario e molte tonnellate di prodotto finito e pronto per la destinazione commerciale.
Oggi sono trascorsi venticinque anni da quell'evento, chi scrive ha raggiunto una veneranda età, ma ha ancora vivo il ricordo di quanto accaduto, soprattutto serba nel proprio cuore la soddisfazione e l'orgoglio d'aver partecipato unitamente a molti altri volenterosi, venuti da ogni parte d'Italia, a ridare una speranza di vita e fratellanza a tutti quelli che direttamente o indirettamente hanno subito la rovinosa distruzione.
Mele e Voltri oggi, con la volontà dell'uomo, sono ritornate ad essere fulcro vitale del ponente genovese. L'augurio per il futuro è che non abbiano più a ripetersi simili catastrofi e perché queste non si ripresentino diventa indispensabile e necessario il controllo assiduo dell'uomo sul territorio unitamente a tutte quelle opere indispensabili per la tutela dell'ambiente.

a cura di R&P INFORMATICA GRAPHIC - copyright © 2001